Benvenuto

"Come odio avere sempre ragione!"

Ian Malcolm, Jurassic Park

...e questo giusto per far contenta la Nessie...
"Portatemi un uomo sano e lo curerò"
C.G. Jung


"Naturalmente quando si ha ragione mettersi in dubbio non serve, giusto?"
Dr. House


"Il bello di te è che credi sempre di avere ragione, quello che è frustrante è che la maggior parte delle volte è vero."
Stacy, Dr. House


"Il che dimostra che, per quanto intelligente, sono comunque un idiota come tutti"
Albus Silente, Le Fiabe di Beda il Bardo, J.K.Rowling

giovedì 8 novembre 2007

Dario libero!


Titolo: Kafka è un dilettante (dramma in tre atti)
Protagonista: DarioBiduale, un fisico mannaro piemontese a Londra, sul finire del dottorato.
Atto primo: Aprile 2007. Aeroporto di Luton.
Soliti controlli antiterrorismo. Passa indenne dal metal detector, si dirige fischiettando al suo gate quando viene rincorso da una hostess che si sbraccia trafelata: "Ma non sente che la guardia la sta chiamando?!" "Ah, non me n'ero accorto, vado subito".
Torna indietro da questo pulotto anglosassone, panzone e frustrato che gli ringhia: "(improperi vari) per quale motivo non si è fermato quando l'ho chiamata?!". E il nostro sventurato eroe, ironico: "Ma, beh, non so... forse perché ho una bomba nello zaino?".
Mai fare dell'humour inglese con gli inglesi. L'ufficiale della sicurezza si adombra. Gli intima "mi aspetti qui". Si allontana e dopo una decina di minuti torna con due pulotti veri e propri, i quali ammanettano il nostro DarioBiduale e lo trascinano via. Prima esterrefatto, poi sempre più inquieto, viene schiaffato in cella nella prima centrale di polizia. Dopo un paio d'ore, parte un interrogatorio kafkiano, grazie al quale scopre il crimine di cui lo si accusa: voler seminare il panico nell'aeroporto.
Rilasciato in libertà condizionata, riesce a tornare in Italia: altro buco della giustizia inglese, e secondo errore del nostro eroe, che serenamente dopo un paio di giorni rientra in Inghilterra per finire la tesi. E sostenere una prima udienza quindici giorni dopo, davanti alla Corte dei Magistrati: la quale decide che il caso è serio, e lo si può mica archiviare così, ti dichiari colpevole? Ma certo che no! E allora rinviato a giudizio, zitto e marciare, presentati a fine luglio alla Corte della Corona.


Atto secondo: 30 Luglio 2007, Corte della Corona.
Bene caro signore, lei è italiano, studente e per giunta piemontese, voleva fare lo spiritoso e seminare il panico nell'aeroporto, e dunque ora estraiamo a sorte una dozzina di inglesi a caso, diamo una parrucca a ciascuno e la processiamo. Nel caso più che probabile che la ritengano colpevole (li scegliamo mica veramente a caso, questi 12 giurati) la pena prevista è di 7 anni. Nel frattempo, lei non può lasciare il paese, non può continuare a lavorare all'università (anzi, le lettere dei suoi professori che attestano che lei in fondo è buono anche se un po' cretino, per cortesia le butti nel cestino quando esce). Da questo momento lei è in libertà vigilata, verrà la polizia a controllare che lei abiti dove ha dichiarato e a seguire i suoi spostamenti. Per inciso, il signore in abito scuro che ha notato stamattina andando al supermercato, faceva solo finta di leggere il giornale.
"Ma scusi, guardate le registrazioni dell'aeroporto -tenta di difendersi il nostro DarioBiduale- vedrete che sono andato io incontro alla guardia, e che non ho urlato né fatto gesti, quindi è ovvio che non volevo seminare il panico!"
"Come dice, le cassette dell'aeroporto? Ah, ma quelle sono state cancellate, come normale, dopo 30 giorni. Cordialità e auguri".


Atto terzo: 30 Ottobre 2007.
Nel frattempo gli avvocati d'ufficio cadono come mosche e rifiutano uno dopo l'altro di occuparsi della difesa, l'ambasciata nicchia "ci preoccuperemo poi se sarà il caso", il povero DarioBiduale è ormai emaciato, avendo finito i soldi e non potendo lasciare la casa.
Difficile stabilire una linea difensiva, non ci sono prove da portare, in fondo questo è un vero e proprio processo alle intenzioni: "Voleva o meno il DarioBiduale seminare il panico nell'aeroporto con la sua affermazione?". Di conseguenza, unico compito dei testimoni è descrivere il carattere e le abitudini dell'imputato. Finalmente si tiene l'udienza, preavviso di 24 ore.
L'avvocato della difesa è un cretino, tanto che persino il giudice lo riprende: "Scusi ma è due ore che parla a vanvera con il testimone, vorrebbe mica fare qualche domanda pertinente per cortesia, e già che c'è dire incidentalmente qualcosa che possa andare a favore del proprio assistito? Tra l'altro, inutile tirarla per lunghe: la giuria deve solo farsi un'idea di che persona possa essere l'imputato, ora l'ha visto e quindi può giudicare".
Il pubblico ministero riesce ciononostante a far cadere in contraddizione il pulotto-testimone-d'accusa (non è tuttora chiaro su cosa possa essersi contraddetto da solo, presumibilmente sul fatto di avere senso dell'umorismo e della misura). DarioBiduale è libero.

Manda un messaggio a tutti gli amici con la dicitura "Finalmente scappo! ma non dalla polizia".

Cucciolo di iena

Così mi ha soprannominato la Polly, al termine di un crescendo di reciproche punzecchiature... devo dire che lo trovo affettuoso ;).

martedì 6 novembre 2007

Olive e nuvole

Ecco dunque una Talpa e il suo zaino -carico di roba da lavare e giorni di sonno arretrato- farsi strada nella nebbia. Arrancano per un paio di piani, e rientrano nell'appartamento da scapoli per trovarlo svuotato di ogni genere alimentare dal Buono e dal Brutto. Lo zaino -colmo di una settimana ottima, più un paio di aneddoti buoni per qualche altro post- lo lasciamo al suo destino, e seguiamo la Talpa mentre conclude la domenica concedendosi un sushi al 45°//, e per non farsi mancare Genova appena lasciata, si dedica ad un solitario Giorni e Nuvole. Una mezza dozzina di scorci che seppure metropolitani sono capaci di saziare un palato bucolico, e le restanti due ore a tagliarsi le vene per la consapevolezza che, tuttosommato, un lavoro anche squallido fin tanto che c'è conviene tenerlo.
Qui dovrei ringraziare tutti gli amici che in questa settimana mi hanno fatto sentire che gli fa piacere passare del tempo con me, e hanno contribuito a rendermela una settimana speciale. E per giustizia, anche chi mi ha consigliato di viverla, questa settimana.

Ma prima vorrei invece ringraziare la Musa, per la domenica speciale con cui ho chiuso la settimana. Erano cinque anni che volevo partecipare alla raccolta delle olive, e arriva proprio ora a colmare il vuoto lasciato da tante vendemmie non fatte. Brucatura perché bastonare gli alberi è sacrilegio, chitarra fatta in casa, biscotti all'avena, la macchia bianca (micino sordomuto dagli occhi multicolore) che ti si infila nelle coperte. Naturalmente il Babi, il Picchio, il Santo, il pranzo comune sul tavolaccio all'aperto, ed essere in qualche modo parte della famiglia in mezzo a colori dell'autunno che Pieraccioni e Bertolucci se li sognano. L'aloe vera per curare un acne fastidioso, ma proprio vera perché si taglia la punta di una foglia, la si incide a metà e si attacca da sola alla pelle. E prima e dopo arrampicarsi insieme, e le chiacchiere, e vento e sole (e la sera prima stelle che neanche a Maffiotto in un capodanno gelido di tanti anni fa). E poi la musica a tutto volume, e la Musa che si scopre inaspettatamente pilota spericolata per scendere alla stazione, e il tramonto infuocato sul mare.
Le piccole cose che sono così grandi.

Aggiornamento politico

Qui e qui:
Una delegazione di cittadini della Val di Susa ha consegnato questa mattina al premier Romano Prodi un documento con 32 mila firme di altrettanti cittadini locali per dire 'no' alla Tav. L'incontro, che si e' tenuto a Palazzo Chigi, e' avvenuto alla presenza del ministro della Solidarieta' sociale Paolo Ferrero. ''Prodi - ha riferito Claudio Giorno, uno dei delegati che ha incontrato il presidente del Consiglio - ha mostrato di non gradire questa nostra posizione. Ma non ci aspettavamo altro ne' siamo venuti qui per convincere il governo. Il premier ci ha ribadito che il governo prosegue nel suo progetto. Noi siamo testimoni pero' di una contrarieta' che ancora c'e' fra la nostra gente contro la Tav, mentre sta passando l'informazione da alcuni mesi che si sta raggiungendo un accordo con la popolazione. Questo non e' vero''
I cittadini della Val di Susa - ha aggiunto Giorno - ''non sono disponibili a soluzioni pasticciate. Non vogliamo un'altra infrastruttura, e' questa la nostra posizione e non per motivi ideologici o di egoismo ma di vivibilita' del territorio, non vogliamo essere costretti ad emigrare''. Per i cittadini della valle sarebbe invece ''opportuno potenziare la ferrovia che gia' c'e', potenziamento avviato col primo governo Prodi, e con il quale si potrebbe arrivare a trasportare 32 milioni di tonnellate l'anno. Mentre ora se ne trasportano solo sei e non perche' non c'e' la capacita', ma perche' non c'e' traffico''. La delegazione - che confida molto sul tavolo tecnico-politico che dovra' essere convocato dalla Presidenza del consiglio - con il suo pacchetto di firme raccolte intende contattare ed incontrare anche le autorita' francesi. Giorno ha espresso riconoscenza al ministro Ferrero rendendo possibile l'incontro con Prodi ed ha espresso anche ''soddisfazione per l'incontro perche' - ha precisato - mai nessun primo ministro da 17 anni ci ha mai voluto incontrare. E' certamente un fatto positivo. Fra l'altro Prodi, nonostante mantenga la sua decisione, ha mostrato interesse e ci ha chiesto di tenerlo costantemente informato''.

domenica 28 ottobre 2007

venerdì 26 ottobre 2007

20 punti (e una bambolina)

Domenica, mentre con mio padre stavo esplorando come è stata ristrutturata la Torre, mi squilla il cellulare.
"Polizia municipale!"
Panico. Coda di paglia. Cos'è già che ho combinato questa volta?
"Volevo solo una conferma da parte sua che non intende sporgere denuncia per danneggiamenti..."
EH?! cavolo dice? poi finalmente realizzo, è la vigilessa di Genova.

Antefatto. Un mesetto fa, giornata di corso pre-festival. Sottopasso del caricamento: come sempre, sbaglio strada e per tornare indietro, anziché girare sulla piazza, mi infilo sotto in direzione ponente. Mi sposto sulla corsia di sinistra e metto la freccia, sperando di poter fare inversione al primo semaforo uscito dal sottopasso (occhei, la sto raccontando un po' edulcorata, ma scripta manent ;D).
Arrivato al semaforo scopro che non posso svoltare a sinistra, ch'é direzione obbligatoria dritto. Ma ormai mi sono scansato, e le macchine cominciano a sfrecciarmi sulla destra, ergo attimo di stallo.
Vedo un tipo in motorino che mi passa, rallenta perplesso, si ferma scende e comincia a insultarmi. Un secondo dopo, comincia a prendermi a calci la macchina. Ovviamente, non sto a discutere e mi allontano. E al primo semaforo in cui finalmente era consentito girare a sinistra, vengo raggiunto da una moto della polizia a sirene spiegate, che mi ferma.
Aggressivo: "scusi ma lei non si è accorto di nulla?!" "mah veramente non mi è sembrato il caso di star tanto lì a guardarmi intorno, visto che mi prendevano a calci la macchina..." "venga con me". Dopodiché il pulotto doveva smontare dal servizio, mi sfila con abile mossa da prestigiatore patente e libretto, e sparisce.

Sopraggiunti i suoi colleghi un'ora più tardi, si tenta di capire. Ordunque, il tipo in motorino -nel frattempo, scomparso anche lui- viaggiava con la sua ragazza, parimenti in motorino, che lo seguiva. Mentre lui mi ha passato senza problemi, la sua ragazza ha rallentato, è stata toccata da una macchina che sopraggiungeva da dietro, ed è caduta a terra. (Per fortuna, senza conseguenze; mentre il tipo con la macchina, ovviamente, se l'è svignata). Accortosi che la tipa non lo seguiva più, il ragazzo si gira, vede la tipa a terra e me fermo, e decide -brillante deduzione- che devo essere stato per forza io a farla cadere. Da cui, naturalmente, mica si ferma a sincerarsi come sta la tipa: prende a calci la mia macchina. Ovvio.
Io me la svigno, alcuni passanti segnalano ai vigili (che non so come siano riusciti a materializzarsi istantaneamente e nello stesso tempo a non vedere nulla di quello che è successo) che due (?) tizi stavano prendendo a calci una punto che si era poi allontanata. E i vigili, naturalmente, che fanno? Mica fermano i tipi: inseguono la macchina (me). Ovvio.
Per fortuna la ragazza ha poi spiegato tutto.

E la morale di questa fiaba di Esopo è:
1) Dio esiste.
2) (benché io non ascolti) Dio mi parla.
3) Indubbiamente, mi dice ma perché cazzo continui ad andare a Genova?!

mercoledì 24 ottobre 2007

221 B, Baker Street - VII

TRASFERTA

Ovvero, ritorno in Valsusa.
Tutte le volte che rientro a casa dai miei. Ma specialmente questa domenica della Festa del Marrone, le montagne di tutte le sfumature brune, le foglie della magnolia ramate, i campi arati, le stoppie di mais rimaste. Il vento che magari ti gela ma elettrizza l'aria e ti fa sentire vivo.
Tutte le volte che rivedo le montagne, mi sento a Casa. E tutte le volte, mi stupisco di come anche un'idea banale -e magari detestata durante l'adolescenza, tipo una passeggiata- d'improvviso ti sembra attraente. Di come cose che vissute tutti i giorni ti sembrano banali, se te ne allontani per un po', appena le incontri di nuovo ti accorgi di quanto siano importanti e belle.

YODA: Premonizioni. Premonizioni. Queste visioni che hai...
ANAKIN: Sono di dolore, sofferenza. Morte.
YODA: È te stesso che vedi o qualcun altro che conosci?
ANAKIN: Qualcun altro.
YODA: Che ti è caro?
ANAKIN: Sì.
YODA: Prudente devi essere quando percepisci il futuro. La paura del distacco conduce al lato oscuro.
ANAKIN: Non permetterò che si avverino queste visioni, maestro Yoda.
YODA: La morte è parte naturale della vita. Gioisci per coloro che intorno a te si trasformano nella Forza. Dolore non avere, rimpianto non avere. L'attaccamento conduce alla gelosia. L'ombra della bramosia essa è.
ANAKIN: Cosa devo fare, maestro Yoda?
YODA: Esercitati a distaccarti da tutto ciò che temi di perdere.

martedì 23 ottobre 2007

Post ritardato (su quattro ritardati)

(lettura consigliata allo Gnomo del Balcone, qualora già non fosse a conoscenza... della citazione finale ;D)


Dunque, è passato un mese esatto da quando laTalpa, l'altraMetàDelCervello e il Picchio son partiti alla volta di Magonza -cinque paralleli giusti giusti più a Nord di VicoScapoli- per festeggiare il genetliaco della Musa.
Potrei parlare di una città a misura d'uomo. A misura d'uomo per l'aria col più basso tasso di inquinamento che si respiri in Europa, o a misura d'uomo per i BluesBrothers che fanno la guardia alle case chiuse. Cosa che scopro solo dopo essermi fatto notare per aver fotografato, e chi pensava che questi crucchi forzisti dicessero "locali a luci blu" anziché "a luci rosse"?

Potrei parlare dei vetri di Chagall, del coinquilino Zombie, o dell'amicoGiornalista scandinavo che mi spiega quanto sia più avanti la filosofia statunitense rispetto a quella dei paesi nordici, e io che penso "devo davvero migliorare il mio inglese, deve essermi sfuggito qualcosa di quello che mi sta dicendo", e chiedo al Picchio "ma ho capito bene?", e il Picchio conferma, e allora meno male questa volta non è il mio inglese, è proprio l'amicoGiornalista che è matto.

Potrei parlare del perché-mai-i-crucchi-usano-il trattino "-" al posto dello zero? (al supermercato, dico, che immagino anch'io che così sarebbe un po' scomodo: perché0mai0i0crucchi0usano0il0trattino).
Potrei parlare soprattutto dell'altraMetàDelCervello che vede il primo Star Wars, e si prende benissimo, e vuole assolutamente vedere gli altri due originali, e noi lo stressiamo anticipando a memoria tutte le battute, e lui alla fine riesce ad indovinare la battuta più scontata (sempre onore ai dialoghi scritti da Lucas), e gli piace tantissimo, e gli piace pure HanSolo e quanto è tamarro Darth, e, signori, finalmente son soddisfazioni.
Ma invece no. Perché se nella città in cui è nato Gutenberg, nel museo dedicato a Gutenberg, il fairplay crucco si spinge a ricordare la stampa cinese e giapponese, inventate e usate ben prima di quella occidentale, di Gutenberg si deve parlare. E perciò:

Recentemente, chi non lo sa?...
«Io» dirà il lettore.
Recentemente, chi non lo sa?, è ricorso il centenario della nascita -o della morte, è lo stesso; cioè non è lo stesso ma la cosa non ha importanza- di Gutenberg, inventore della stampa. È interessante rievocare come avvenne questa invenzione per dimostrare una volta di più che spesso da una piccola cosa viene fuori una grande idea.
Bisogna dunque sapere che Gutenberg aveva la passione…
«Dei libri» diranno gli incompetenti.
Come poteva avere la passione dei libri, se ancora libri non se ne stampavano? Si facevano libri manoscritti, ma era tutta un'altra cosa.
Dunque, l'ottimo Gutenberg aveva la passione del teatro, ma gli mancavano i quattrini per andarci. Il brav'uomo aveva più volte chiesto biglietti di favore, ma i capocomici gli avevano risposto picche. Ed egli, avendo un certo ingegnaccio per le invenzioni, si scervellava per farne una che gli permettesse di entrare gratis a teatro. In un primo momento gli era venuta l'idea di un ritrovato che rendesse invisibili le persone, per poter passare sotto gli occhi della maschera. Ma era un'invenzione troppo difficile. Provò con acidi, filtri, pillole ed eliotropi, sempre invano. Veniva visto benissimo e respinto dal controllore che sedeva presso l'entrata. Provò a circondarsi di vapori. Ma, scoperto, fu mandato indietro. Provò a gettare sabbia negli occhi della maschera. Ma fu arrestato.
Né gli sorrideva l'idea di fingersi attore, per passare dalla parte del palcoscenico. Voleva l'invenzione. La trovata semplice e sicura, che gli permettesse di entrare gratis. Si scervellava per questo. Non dormiva la notte.
E finalmente, una sera, ebbe la divinazione, il lampo di genio. Si presenta all'ingresso del teatro e dice semplicemente: «Stampa».
«Stampa!» grida la maschera di rimando.
E lo lascia entrare.
Era la grande trovata.
(…)

Achille Campanile, Vite degli uomini illustri

lunedì 22 ottobre 2007

Vaccata più, vaccata meno

Facciamo un po' d'autocritica, va.
Anzi, giusto per iniziare auto-incensando un po' la mia granitica coerenza: guidare mi stanca e mi stressa. MA. Guidare mi rilassa e mi permette di scaricare il nervoso.
Certo, guidare mi rilassa di più quando la strada è vuota e non ho nessun passeggero che rischierebbe di essere centrifugato, e posso guidare un po' sportivo. Ma in mancanza d'altro, anche guidare e basta.
E così, tornando da Milano ho chiesto al capojunior (quello simpa) se potevo guidare io. E poi mi son scusato se ero taciturno, che avevo bisogno di tempo per calmarmi un po'.
"Non anche tu stressato per lavoro, spero".
"No... io sto solo contemplando la mia stupidità. Che quando una persona a cui tengo fa qualcosa che non mi piace, dovrei aver imparato a lasciar perdere, oppure nei casi in cui è troppo a lasciar perdere la persona. E invece, no. Continuo a voler cambiare la persona. Il che direi che significa volersi far male da soli".
"Hai ragione... ma adesso frena se no ci facciamo male in due".

'nsomma, è un periodo che sono un po' incazzato con me stesso. Sopportatemi: prima o poi mi passa, oppure faccio un omicidio :D
(@bionda: ora ti ho alzato la palla, non puoi non schiacciare... :P)

domenica 21 ottobre 2007

Meglio così... è un inizio

Per la Ema: questo è uno di quei post che puoi saltare :D.
Rubo ancora una volta le parole a Sullo
I movimenti cittadini di quel tipo sono – come dice Tonino Perna – i nuovi partigiani. (...) Le loro lotte parlano di democrazia diretta. Di cittadinanza senza eccezioni né discriminazioni, nemmeno per differenze politiche o ideologiche. Ovvero, tutto il contrario della rappresentanza di sinistra, che si è formata sulla base delle differenze: di classe, politico-culturali, di orientamento elettorale. (...)
Ma, in aggiunta, accade che la relazione tra questi movimenti e le rappresentanze politiche sia stata molto deludente. Se la «sinistra radicale» sottoscrive per ragioni «politiche» il «dodecalogo» prodiano, che elenca tra le priorità italiane la Tav in Val di Susa, a che vale poi dire ai valsusini che in ogni caso si sarà al loro fianco? Una delle qualità della democrazia locale è di essere concreta: una parola è una parola, una cosa è una cosa. (...)
E però, è chiaro, nemmeno quelle comunità in movimento vivono sulla luna. (...) risulta che i comitati No Tav non sono, a loro volta, un partito, e molti di loro a Roma verranno, per libera decisione (...). Così come è difficile aderire, è altrettanto arduo dichiarare di non volerlo fare.

mercoledì 17 ottobre 2007

Provocazioni a go go

Alla fine, tutti i nodi vengono al pettine. Ripetere ancora una volta che ho la sindrome di Cassandra, non mi conforta.
Epperò, lancio l'ultima provocazione in tema di 20 ottobre. Alla manifestazione, avrei partecipato solo per motivi personali. Il meno meschino dei quali, è che se uno scarso successo contribuirà a consegnare questa beneodiata repubblica alle destre per i prossimi vent'anni, avrei preferito poter dire (a me stesso) che c'ero. Non parteciperò, ancora una volta per motivi squisitamente personal-logistici. Ma mi sembra giusto proporvi le riflessioni anche degli amici del NoDalMolin, visto che questa bandiera (che loro probabilmente considererebbero eretica in quanto di partito) campeggia dietro al mio nuovo letto in Vico Scapoli.

NOTA DEL PRESIDIO PERMANENTE NO DAL MOLIN SULLA MANIFESTAZIONE NAZIONALE DEL 20 OTTOBRE A ROMA

L'assemblea del Presidio Permanente No Dal Molin, riunita il 16 ottobre, ha deciso di non aderire alla manifestazione di Roma di sabato 20 ottobre.

Condividiamo quanto hanno scritto i comitati No Tav: anche a nostro avviso "la manifestazione si configura, al di là dei tentativi di raddrizzarne il tiro da parte di alcuni dei promotori stessi, come un estremo quanto inutile tentativo di dare più forza a quei partiti dell'area di governo che subiscono le scelte più conservatrici e reazionarie della maggioranza".

Vicenza ha vissuto il tradimento di un Governo che non solo aveva promesso di ascoltarla, ma che aveva parlato, nel proprio programma pre-elettorale, di riduzione delle servitù militari e dialogo con le comunità locali. Un Governo che pur di concedere una parte di territorio nazionale all'esercito di una potenza straniera con un recente curriculum di guerre d'aggressione preventive in barba al diritto internazionale, è disposto a calpestare i dettati costituzionali e lo spirito e gli elementari diritti della democrazia.

Quanto avvenuto in questo anno e mezzo, con il rifiuto di riconoscere un valore alla partecipazione di tanti cittadini e, addirittura, il tentativo di delegittimare il nostro movimento attraverso la criminalizzazione, ci da l'idea di un Governo chiuso nel fortino, indisponibile verso la cittadinanza e impassibile di fronte alla richiesta di maggior democrazia e partecipazione.

Non si tratta di anti-politica, come qualcuno potrebbe facilmente, quanto banalmente, concludere; il movimento vicentino ha dimostrato di sapersi confrontare con chiunque incontrando, in passato, anche Ministri e sottosegretari. Proprio queste esperienze ci convincono che non esiste, oggi, la possibilità di "rafforzare il Governo cambiandone la rotta", come invece sostengono alcuni segretari di partito.

Concordiamo e siamo perfettamente consapevoli che la politica debba essere "politica di donne e di uomini e torni ad essere partecipazione, protagonismo, iniziativa collettiva" e che "la fatica della democrazia non può essere solo un voto quinquennale, o un pronunciamento sporadico a favore o contro una delega" e per questo da molti mesi abbiamo stravolto le nostre vite dedicando tempo ed energie in un quotidiano impegno politico e sociale, individuale e collettivo.

Molti di voi ci sostengono e hanno sfilato con noi a Vicenza il 17 febbraio scorso in una grande manifestazione che chiedeva al Governo di riconsiderare la vicenda Dal Molin e alla quale parteciparono anche segretari di partito della maggioranza. Com'è finita? Il Governo non ha fatto una piega, ha ribadito la decisione e scelto di non parlarne più e i due senatori dissidenti, che votarono secondo coscienza, sono stati espulsi dai rispettivi partiti per non essersi attenuti ad un'ipocrita disciplina interna.

E, del resto, il noto dodecalogo di Prodi, firmato da tutti all'indomani della caduta del Governo, mette la realizzazione del Dal Molin e di altre infrastrutture tra i primi punti; quel dodecalogo rappresenta la chiusura di ogni possibile confronto con le comunità in lotta che difendono la propria terra.

Qualcuno ha dichiarato, a proposito della non adesione dei comitati valsusini, che i No Tav "hanno deciso di isolarsi"; noi crediamo che non ci sia alcun isolamento nello stare tra la gente, nel vivere la quotidianità all'interno dei nostri presidi, nel difendere l'autonomia dei movimenti anche non aderendo ad iniziative di soggetti che, in questi mesi, hanno avuto con noi un rapporto dialettico.

Assieme alla terra, all'acqua, all'aria, anche il movimento è per noi un bene comune; come tale, non può diventare una bandiera da sventolare laddove possa far comodo. Ci auguriamo, dunque, che, pur partendo da posizioni diverse, possa continuare ad esistere un confronto dialettico e costruttivo, nel rispetto dei reciproci ambiti e delle diverse posizioni di merito

martedì 16 ottobre 2007

221 B, Baker Street - VI (interludio)

Corri di qua, corri di là, quando finalmente torno al 221B di Baker Street ho più che altro voglia di riposare, o di farmi i fattacci miei. E non riesco più ad aggiornare il blog.
Il che, temo, dimostrerebbe inequivocabilmente che quando scrivevo lo facevo da lavoro. Cacchio.

giovedì 11 ottobre 2007

Immagini torinesi

Ultimamente non riesco più a postare granché. Ma non sto a spiegare tutte le ragioni, perché non vorrei sembrarvi un impiegato borghesuccio frustrato.
Il fatto è che -almeno in questo momento- lo sono, un impiegato borghesuccio frustrato.
Quindi per risparmiare tempo, inauguro una nuova serie di post per immagine sola. Per l'AmichEma e chiunque altro voglia partecipare, potremmo lanciare un concorso, con categoria a parte per le foto in proprio piuttosto che per le immagini dal web.

Il gruppetto di persone seminascosto dagli alberi dice: impariamo a guardare in alto.

martedì 9 ottobre 2007

Schegge (egocentriche)

Rieccomi dopo una settimana di corso informatico. Rapido sondaggio tra i partecipanti, tra tutti collezioniamo dipendenti dell'intera catena delle commesse militari, dalle banche finanziatrici ai progettisti, più una compagnia farmaceutica. Però è bastato che mi vedessero col Manifesto, perché si scoprisse tutto un mondo di sinistra inaspettata: dal consulente che s'è messo in proprio e ci si aspettava piccolo borghese ma mi dice che secondo lui la TAV è una porcata, a discorsi sulla decrescita e gruppi d'acquisto. Stai a vedere che a fare la rivoluzione non saranno gli operai ma i sistemisti.

Al ritorno, il collega e compagno sui generis Gary mi chiede com'è andato il corso di ordigni rudimentali uno e se era propedeutico a quello di barricate; sulla scrivania trovo un pezzo di binario giocattolo; attaccato allo schienale della sedia la scritta non buttare. E, devo dire, risolleva il morale anche questo.

Sabato, invece, matrimonio della cugina. Durante il corteo dalla chiesa al ristorante, mi viene in mente di prendere il Manif per vedere se ha pubblicato qualcosa in risposta a noialtri valligiani. Passiamo davanti all'autogrill che notoriamente vende busti del duce. E mi viene quest'idea, convintissimo che per legge debbano tenere tutti i quotidiani: ora io entro, giacca, cravatta, camicia con i gemelli, questo mi vede, pensa toh finalmente uno che mi compra il Giornale o forse persino Libero, io gli chiedo il Manif e lui ci rimane di merda. Invece, mi ha freddato molto semplicemente con un "ah, quello NOI non lo teniamo".

Ultima scheggia di personale politicamente sfumato, ieri scopro con anticipo zero una serata di presentazione del 20 ottobre con il lìder maximo, Sullo, Polo. Parto convintissimo che ci sarà un processo in contumacia al movimento NO TAV, e di conseguenza con il coltello tra i denti; mi trovo fuori un gruppetto di amici che invece hanno concordato il silenzio, arriva Sullo e ci saluta, chiacchieriamo cinque minuti e mi spegne come il "peggior" pompiere... anche se gli è rimasto qui che trovassimo ambigua la piattaforma, mi chiede se possiamo dubitare di lui e Polo, gli rispondo no, ma magari di qualcuno a noi più vicino e riesco a lanciargli un po' di messaggi sul lìder maximo. Messaggi che Airaudo ha già colto per i fatti suoi, e dal palco dice che pur non concordando con l'assemblea dell'altra settimana, capisce bene le nostre diffidenze. Revelli aggiunge che se lo scopo è mettere in rete diverse realtà e non spostare gli equilibri di governo, allora il 20 è il primo passo ma bisogna già pensare al dopo, e a come ripartire ascoltando quelle realtà che come la nostra hanno mandato un segnale. E Sullo fa sorridere ancora, quando parlando della logistica della manifestazione ancora in divenire e di quali piazze si potrebbero utilizzare, dice quella del Family Day, e scusate la parola e poi gli sfugge un Cofferati e quindi di nuovo scusate la parola.

giovedì 4 ottobre 2007

In tempi non sospetti

In tempi non sospetti, così scriveva Sullo, tra i firmatari dell'appello per il 20, forse prevedendo quel che poi ho scritto sotto.

Il 20 ottobre, come i lettori di Carta sanno, si terrà una manifestazione, a Roma, convocata da un appello firmato da una quindicina di persone più o meno autorevoli [Pietro Ingrao e Rossana Rossanda indubbiamente lo sono], tra cui il sottoscritto. L’appello è stato pubblicato all’inizio di agosto dal manifesto e da Liberazione [e dal nostro sito]. Ne è seguito un dibattito poco entusiasmante. Per carità: non perché la manifestazione in sé sia sbagliata, né per il modo in cui è stata promossa [da persone appunto] o per quel che l’appello diceva. Ma per il fatto che è stata infilata subito nella betoniera dei media, impastata con altri materiali e infine sfornata in modo tale che a me pare irriconoscibile. Perciò vorrei brevemente rivolgermi ai miei compagni di firma. Per capire se hanno la mia stessa impressione, e se pensano che qualcosa vada fatto urgentemente, visto che i poco meno di due mesi che mancano all’appuntamento non sono poi un gran tempo. Dunque, solleverei un paio di problemi. Il primo riguarda i temi della manifestazione, il secondo il suo stesso scopo. A me non pare utile amputare la manifetazione di tutte le questioni che non siano quelle economico-sociali: la precarietà e la legge 30, le pensioni, il welfare. Non penso naturalmente che esse siano poco importanti, ma che ve ne sono altre per lo meno altrettanto cruciali. Quelle elencate dall’appello: il territorio e le grandi opere, i diritti civili, la pace [e l’ingombrante presenza della guerra, come a Vicenza]. Ho detto subito sì, quando mi è stato proposto di firmare l’appello, proprio perché vi ho percepito il tentativo di legare diversi temi, e conseguenti pezzi di società: un’impresa difficile, ma da tentare. Lo scorso anno si tennero due manifestazioni, a Roma, per sollecitare il neonato governo a tener fede al suo programma: una, in novembre, promossa in quasi totale solitudine dai movimenti cittadini che poi avrebbero stretto il “patto di mutuo soccorso”, dai valsusini ai No Ponte. La seconda contro la precarietà, animata da Fiom, sinistra politica, Arci. Le due cose non si parlarono quasi per nulla.
Vogliamo ripetere l’esperienza? E la riduzione della manifestazione a una iniziativa contro la legge 30 [citata da tutti i media come “legge Biagi”] non si deve solo alla malignità del Corriere> della Sera o alle parole in libertà di Francesco Caruso, ma al fatto che i dirigenti dei partiti di sinistra hanno questa gerarchia in testa: prima il lavoro, poi eventualmente tutto il resto. Basta leggere la recente intervista al manifesto di Maurizio Zipponi, ex sindacalista e deputato di Rifondazione, per trovare la conferma. è un fatto culturale: c’è chi dice che il problema numero uno è appunto il lavoro, e ha dalla sua una tradizione secolare; c’è chi invece pensa che l’aggressione dello “sviluppo” ai territori e alle comunità sia una emergenza drammatica, e ha dalla sua–per dirne una–il modernissimo disastro climatico. Ecco, l’appello elencava le une e le altre questioni.
Di conseguenza, direi, è nato un secondo problema. è come se lo scopo della manifestazione sia principalmente quello di “dare gambe”–si diceva una volta–al progetto di un “nuovo soggetto politico della sinistra”, quello che dovrebbe fare da contrappeso al nascente Partito democratico. Così, la manifestazione del 20 ottobre sarebbe la replica di sinistra alle primarie, il 14, che nomineranno il leader del Pd, probabilmente Walter Veltroni. Non c’è niente di male a pensarla così, ovviamente. Ma vorrei fare una domanda: quanta gente della Val di Susa o di Vicenza, tra coloro che dedicano buone fette della loro vita ad opporsi a super-treni e mega-basi, sono attratti da un tale scopo? O non si tratta piuttosto di rovesciare il procedimento, e chiedersi quanto la sinistra politica debba riformare se stessa per corrispondere alle nuove forme dell’organizzazione e del conflitto che le molte Val di Susa e Vicenza sperimentano?
D’altra parte, gli ultimi anni dimostrano che movimenti rilevanti, perfino capaci di raggiungere la maggioranza, si sono creati quando i confini della sinistra–che sono anche linguistici e culturali–sono stati violati. Ma è questo ciò che, fin qui, stiamo facendo, in preparazione del 20 ottobre? Non sarebbe il caso, ad esempio, di organizzare un incontro pubblico in cui le diverse esperienze, i tanti movimenti che potrebbero avere interesse a fare di quella manifestazione una sorta di Genova, o di Firenze contro la guerra nel 2002, possano dire la loro, riconoscersi in un progetto comune sebbene molteplice, politico anche se non necessariamente o solo ristretto al conflitto dentro la maggioranza di governo? Carta, per suo conto, farà questa proposta agli altri promotori della manifestazione.

Alea iacta est

Abbiamo deciso. Con l’unico metodo democratico che conosciamo, assemblea pubblica autoconvocata. Abbiamo invitato l’amico Airaudo, della FIOM piemontese, perché potesse spiegare perché avrebbe voluto che il movimento NO TAV sfilasse a fianco della FIOM. E poi abbiamo votato, per alzata di mano; decisione che se non è unanime, ha visto un contrario, sei perplessi e una palestra piena concorde.
Nessuno chiede di condividere necessariamente, ma di capire, capire davvero, prima di giudicare. Specialmente chi (non) si riconosce(va) nella vignetta di Altan: che autobus prendiamo? Uno qualsiasi: vada dove vada, ho la mia coerenza interna.
Capire perché, al di là delle posizioni come singoli individui, il movimento NO TAV in quanto tale non poteva aderire, esattamente come comprendiamo perché la FIOM non poteva non aderire. Se leggete la piattaforma potrete notare la differenza di espressioni tra “non vogliamo la base di Vicenza” e “ipotesi come la TAV in Val di Susa vanno affrontate” col “paradigma” del “rispetto per l’habitat, il territorio e le comunità locali”. Perché non semplicemente “non vogliamo la TAV in Val di Susa”? La spiegazione credo sia una sola: una (almeno; o più) delle forze politiche proponenti la manifestazione (ché purtroppo è sfuggita di mano a Manifesto, Carta & C) non si riconoscono nel NO TAV senza se e senza ma, ma cercano di contrabbandare la vaselina del “tracciato meno impattante e condiviso”, non più tardi di due anni fa peculiare delle destre e dei diesse. Senza riflessioni sull’utilità, sui costi, sui danni ambientali inevitabili e sui problemi tecnici insormontabili.
Che ci risulti, nessuna delle realtà del Patto di Mutuo Soccorso ha aderito al 20 ottobre. Nemmeno gli amici del Presidio No Dal Molin, benché la piattaforma sulla base di Vicenza sia più esplicita che per noi. E mica perché apolitici qualunquisti. Perché capiscono, ma rifiutano, il senso strumentale di una manifestazione del governo contro il governo per il governo. Perché chiedono alle forze di sinistra radicale una posizione coerente: giuste rivendicazioni nella piattaforma, ma in pratica sostegno al governo che le contraddice? Vogliamo parlare dei dodici punti?
Potrà suonare arrogante, ma non è lavarsene le mani. È dire la politica la facciamo qui e ora, con i fatti e tutti i giorni. E se le vestigia della “vecchia” sinistra d’istinto si incazzano, consiglierei ancora una volta di riflettere: anche a livello pragmatico, prendersela perché la base non segue è sciocco, più utile sarebbe capire perché si parlano lingue diverse. O vogliamo fare come la CGIL che dice che la FIOM doveva accettare il protocollo sul welfare? Per non disturbare il manovratore? O vogliamo dire che i fischi a Mirafiori sono frutto di una minoranza facinorosa (parole troppo spesso sentite)? Non è incomprensione del linguaggio politico, è rifiuto di una certa politica. E credo che in questo senso anche un’assenza motivata possa fare più rumore che una partecipazione malriuscita.

Poi, a livello personale magari vengo lo stesso. Anzi se qualcuno ha informazioni logistiche sul viaggio da Torino o Genova…


20 Ottobre? No, grazie. Abbiamo altri programmi.

L’articolo originale

L’assemblea del movimento NO-TAV riunita a Villardora il 3 Ottobre 2007 valuta che non vi siano le condizioni e i presupposti per partecipare alla manifestazione del 20 Ottobre a Roma.

Non si contano le scelte di politica economica e sociale che hanno peggiorato da molti mesi a questa parte le condizioni di vita e di lavoro nel nostro paese producendo nuove povertà, erodendo diritti e spazi di democrazia, aumentando la precarietà e negando una speranza di futuro migliore ai giovani: una forte protesta e una richiesta di un netto cambio di rotta sarebbero dunque più che giustificate, ma l’appello che ha lanciato la manifestazione del 20 Ottobre è particolarmente ambiguo e non a caso si è da subito prestato a diverse interpretazioni anche di segno opposto.

A nostro avviso la manifestazione si configura, al di là dei tentativi di raddrizzarne il tiro da parte di alcuni dei promotori stessi, come un estremo quanto inutile tentativo di dare più forza a quei partiti dell’area di governo che subiscono le scelte più conservatrici e reazionarie della maggioranza: agitando lo spauracchio del salto nel buio e del rientro in gioco di Berlusconi rappresenta oggettivamente un sostegno a Prodi. Richiamare oggi il governo, a un anno e mezzo dalla sua nascita, al mantenimento del suo programma elettorale risulta ben poco credibile alla luce delle scelte fino ad oggi operate con l’oggettivo sostegno di tutta la maggioranza, a partire dal dodecalogo di marzo.
Nell’appello risulta quantomeno equivoco chiamare il movimento NO-TAV all’appuntamento del 20: un movimento che vuole rimanere se stesso e non intende farsi usare dai partiti nel tentativo illusorio di spostare delicati equilibri all’interno della maggioranza.

L’assemblea respinge le accuse di una Val di Susa rinchiusa su se stessa e incurante del welfare, della precarietà, degli squilibri nella distribuzione delle ricchezze, della subordinazione del nostro paese alle politiche di guerra dell’amministrazione Bush, dei problemi del lavoro. Al contrario è grande l’attenzione della valle su questi temi a cominciare dalla solidarietà ed il sostegno concreto nei confronti della FIOM e di quelle forze sindacali non omologate e ancora capaci di ascoltare i lavoratori e interpretarne i bisogni. E’ la stessa attenzione che ha dimostrato scendendo in piazza anche quando altri territori venivano minacciati, quando diritti e democrazia venivano calpestati, e continuerà certo a dimostrarlo in futuro.

La Valle di Susa sta misurando oggi in casa propria quanto il governo “amico” renda sempre più difficile mantenere quel rapporto di fiducia con le amministrazioni locali che ha contribuito fino ad oggi a fermare la devastazione del TAV: è ingenuo credere che il 20 ottobre eviti il rischio di guai peggiori e rivendichi un cambiamento vero.

L’assemblea del movimento NO-TAV ritiene che questo cambiamento non possa che nascere da un diverso modo di “fare” politica che tolga spazio alle segreterie dei partiti per consegnarlo alla partecipazione vera dei cittadini, a cominciare dai livelli locali e dalle lotte che in tante parti del paese cercano di difendere i beni comuni.

Tanti “piccoli cortili” non sono certo in grado di governare un intero paese, ma è da là che occorre ripartire.

Villardora, 3 Ottobre 2007
“Gli amici si dicon sinceri, ma veramente sinceri sono i nemici” (Schopenhauer)



mercoledì 3 ottobre 2007

Vaire ed eventuali

C'è il sole a Torino, anche se in Vicolo Scapoli è scesa la Stagione delle Nebbie Perenni.
Un'atmosfera da magone diluito. Me la porto dietro fin da quando, bambino, durante la vendemmia cercavo delle scuse per nascondermi sul trattore a leggere l'ultimo fumetto. Salvo poi, in autunni più canuti, avvertire l'assenza di una vendemmia, di una vigna assolata, di parenti anziani, di torchi riempiti a tramonto inoltrato.
Il che per inciso denota anche una certa stupidità e attitudine al rimpianto.

Comprate il manif, oggi. O sennò domani vedo se c'è qualcosa online. Che spiega molto meglio di me quello che vorrei dire.
Dalla spalla La politica è nuda, alla terza sulla casta, alla quinta sulla precarietà. "Le presentazioni del volume di Rizzo e Stella si sono subito trasformate in assemblee affollatissime. Con un gran bisogno di partecipazione, quasi in un clima da anni 70. Il contrario dell'antipolitica, la richiesta, a volte ingenua, di una politica diversa". Come negli anni '90, ma allora c'erano attori "in grado di trasformare in nuova politica l'insofferenza popolare. Tutto questo ora non c'è, con buona pace degli abitanti dei nostri palazzi".

martedì 2 ottobre 2007

Stanca politica

Ieri -no, ormai è l'altro ieri- a Venaus c'era Rizzo. Non Lele, Marco.
Era a Strasburgo (con un eccezionale Giulietto Chiesa) quando la delegazione NO TAV è andata a consegnare le oltre 31.000 firme raccolte in meno di due mesi su una petizione senza se e senza ma, su una popolazione di 60.000. Ha tentato di raccogliere adesioni per il 20 ottobre, gli è stato risposto: "vieni a parlarcene direttamente in valle". Ha replicato "ok, tanto domenica vado a vedere il derby" (mi spiace, Marco eh eh :P)
Ha firmato anche lui la petizione. Ha lamentato come ormai, sia a destra sia a sinistra, vada di moda non mantenere le promesse. Ha fatto un lungo e sacrosanto discorso su pensioni, precarietà, guerra. Compagno Rizzo, va bene che sei europarlamentare e non parlamentare italiano, ma fai pur sempre parte del coordinamento del partito, e non sei all'opposizione. Suona strano dire che non ci sono elezioni quindi non sei venuto per raccogliere voti, e poi chiedere adesioni per il 20 ottobre. Apprezzo invece che tu abbia detto che se la sinistra non riuscirà ad ottenere risultati stando al governo, rifarai il giro delle piazze, Vicenza e Valsusa incluse, per decidere insieme se continuare a sostenere Prodi o uscire dalla maggioranza. Noi ti abbiamo già risposto in anticipo.

Mercoledì ci sarà un'assemblea del movimento per decidere come comportarsi sul 20 ottobre. Non so se potrò andarci.
Ma il movimento NO TAV difficilmente potrà aderire in quanto tale. Prima di tutto, perché non è un movimento di sinistra ma trasversale, e non è pensabile che le componenti di origine "leghista" (per schematizzare) aderiscano, né potremmo tirarle per la giacchetta. Poi, fatto decisivo, perché il movimento NO TAV non può sostenere una manifestazione nella cui piattaforma non ci sia un netto NO TAV. Che in questo caso, non c'è.
Purtroppo. Perché si parla solo di "soluzioni condivise con le popolazioni". Ed essendoci il lider maximo tra i firmatari, il senso è chiaro: significa soluzioni condivise con la conferenza dei sindaci, che non prevede votazioni ma di cui c'è un solo depositario autorizzato a fare sintesi delle posizioni politiche: il lider maximo appunto. E che parla di soluzioni alternative. Che, tecnicamente, non ci sono.
Non è questo ciò che abbiamo firmato. Compagno Rizzo, ti rendo atto che tu abbia capito la posizione e ci abbia invitato a spiegarla pubblicamente.

Ci sono pure, e sono molti, dei compagni che anche a livello personale non sono convinti di aderire al 20 ottobre. Perché sembra una manifestazione del governo, per il governo e contro il governo. Una cosa di palazzo, con buona pace (e massimo rispetto) dei Sullo e dei Polo.
Non so cosa farò. Perché anche a me la manifestazione suona abbastanza come se fosse partita dall'alto anziché dal basso, e mi sento tirato per la giacchetta. Ma temo anche che sarà un flop. Perché questa sinistra non parla più una lingua comprensibile dalla gente, saranno, o saremo, meno che al V-day. Perché tutte le realtà del Patto di Mutuo Soccorso sono schifate da questo governo, qualcuno si sente tradito. Ma temo che il risultato sarà il tramonto del sogno di una "cosa" a sinistra. Sarà la fine del già inesistente potere contrattuale delle tesi radicali in questa maggioranza.
Sicché forse questa manifestazione non s'aveva da fare, ma ormai c'è; e a fare i puristi, e consegnare il paese alle destre per i prossimi vent'anni, che soddisfazione c'è? Se riesco, ci andrò. Servirà a poco, ma nei prossimi vent'anni almeno non mi rimorderà la coscienza.

Compagno Rizzo, il problema, come campeggia ormai nella mia stanza, è che servono idee e coraggio a sinistra di paperino.


Oggetto: ferma opposizione contro qualsiasi tracciato TAV-TAC (Treno ad Alta Velocità/Treno Alta Capacità) e a qualunque nuovo tunnel.
I sottoscritti cittadini delle Valli di Susa, Val Sangone, di Torino e cintura, mentre denunciano la truffa di finanziare un'opera inutile, devastante ambientalmente e dannosa economicamente, ribadiscono la più totale, inequivocabile e ferma opposizione ad ogni ipotesi di nuova linea ferroviaria Torino Lyon e ad ogni ipotesi di qualunque nuovo tunnel sia ferroviario sia autostradale, come emerso dalla assemblea popolare del 19 giugno 2007 al polivalente di Bussoleno e dalle numerose delibere dei Consigli Comunali anche molto recenti.
Dichiarano e ribadiscono che le Valli di Susa e la Val Sangone non accettano e non accetteranno mai il ruolo di corridoio di traffico e pertanto pretendono il congelamento del traffico merci globale (ferroviario e autostradale) all'attuale venti milioni di tonnellate annue.

domenica 30 settembre 2007

221B, Baker Street - V

In attesa di un post sulla terra-ti-germania, che non ci ho né un'ispirazione né una buona foto, nanetto sulla vita in Baker Street.

Io è da quando ho iniziato a sistemarmi a La Loggia che sto conducendo un esperimento.
Tutte le mattine, sulla via del bunker, mi fermo dallo stesso giornalaio. Mi guarda con fare interrogativo. Gli chiedo se ha il Manifesto. Mi risponde che ce l'ha, ma l'ha lasciato nel retrobottega, e lo va a prendere.
Dopo una settimana, ho incominciato a chiedermi quanto tempo ci sarebbe voluto perché si ricordasse che volevo il Manifesto senza chiedermelo (sapete, con il via vai di folla che c'è a La Loggia :P); e successivamente, magari, anche che si ricordasse di tenerlo fuori per non doverlo andare a prendere nel retro ogni volta.
Ieri finalmente entro, mi guarda, e mi fa: "Tu vuoi il manifesto, vero?".
Io, sorridente e soddisfatto (benché annotando mentalmente quanto tempo avesse impiegato), annuisco. E lui:
"Mi spiace, oggi non ce l'abbiamo".

giovedì 20 settembre 2007

221B, Baker Street - IV

LAURA
Ci ho il vago sospetto che L'Aura di Sfiga Informatica abbia accompagnato il sottoscritto nel trasloco all'appartamento da scapoli.
Primo giorno, sabato solitario: installo il PC dell'Amica Acciuga prendendo a prestito alimentazione, tastiera, mouse e monitor dal muletto (d'uso comune ma di proprietà del Buono) che collega l'appartamento da scapoli con Matrix. (Per inciso, pressoché tutti i CD del software sono corrotti). Prima di uscire, già in ampio ritardo, ricollego l'alimentazione al muletto: scintilla, scoppio, salta l'interruttore generale dell'appartamento e si fonde l'alimentatore del PC.
Secondo giorno: la lavatrice sembra essersi completamente impallata. Tutt'ora nessuno si è fidato tanto da verificare se fosse un errore commesso dal Brutto nell'impostare il programma di lavaggio o se anche la lavatrice ci stia lasciando.
Secondo giorno - due in un colpo: si fonde il router -peraltro di proprietà dell'ex-coinquilino: ci tocca comprarne due, e nel frattempo siamo isolati.
Terzo giorno: dall'ufficio non riesco più ad accedere alla posta personale.

Per fortuna, parto e sarò disconnesso per un po'. Nel caso la sfiga dovesse malauguratamente estendersi a un certo aereo (e con ciò ho dato fondo a tutti i gesti scaramantici che si potessero inventare) vi lascio con un messaggio di amore universale per tutti ma proprio per tutti (il mio ultimo pensiero nel caso sarà stato probabilmente maporcaputt) e con il preciso obbligo di Diffondere la Vera Fede nella Legge dell'Esponenziale Negativo.
Ciao!
(e con questo, ho battuto anche il record di tre post in un giorno, e tutti sulle Cronache da Baker Street!)

221B, Baker Street - III

CARRAMBATA
Ommioddio mi hanno trovato! Non so come ma mi hanno trovato! Non i libici a cui Doc Brown ha rubato il Plutonio in Ritorno al Futuro, ovviamente. Peggio. I carabinieri!
Rientro a casa alle nove, Vicolo Scapoli completamente buio, una volante di traverso alla strada proprio davanti al nostro ingresso. Il Buono mi aveva avvertito via sms, non lasciare la macchina davanti al cancello posso, ma l'avevo trovato criptico, non tanto per il "rosso" storpiato quanto per l'assoluta mancanza di cancelli in zona.
Rassegnato a costituirmi, mi avvicino e chiedo che succede. Il nostro anziano vicino di casa, davanti alla cui staccionata generalmente parcheggiamo (per inciso, senza occupare passi carrabili e senza sfiorare il suo marciapiede) pare non ricordarsi che la strada non è più privata ma comunale, e indicando l'assenza di lampioni come prova a supporto, reclama la proprietà, l'uso e il possesso di metà della strada. Gli abitanti storici del Vicolo ricordano antiche leggende, in cui si narra di un suo rapporto di amicizia con i folletti di Vicolo degli Scapoli, i quali sono i principali indiziati delle righe trovate in diverse occasioni, casualmente, sulle macchine parcheggiate nella striscia d'asfalto rivendicata.
Ieri il vicino dirimpettaio, trovandosi impossibilitato a proseguire con un camioncino, ha commesso l'errore di abbandonarlo per qualche minuto nella Striscia d'Asfalto. A quanto pare, ne è nato un diverbio durato un'ora, conclusosi con il lancio di un martello da parte del simpatico vecchietto indirizzato alla testa del malcapitato, fortunatamente riuscito a ripararsi con un braccio.
E poi qualcuno si stupisce se dico che penso mi troverei benissimo a San Salvario.

221B, Baker Street - II

THE GOOD, THE BAD AND THE UGLY
Mai scelta dei soprannomi fu più azzeccata. Infatti, come per la tomba de Il Buono, il Brutto e il Cattivo, se volete raggiungerci in Vico degli Scapoli dovete scavare, pardon suonare, nel campanello senza nome di fianco a quello di Arch Stanton.

mercoledì 19 settembre 2007

Recensione di un libro non letto

In un politecnico architettonicamente più vivibile di quanto me lo ricordassi, più campus, Fritjof Capra ha presentato in anteprima nazionale e in ottimo italiano il suo nuovo La scienza di Leonardo.
Per chi non lo conoscesse (tra l'altro è stato a Genova al Festival della Scienza 2006), Capra è noto soprattutto per aver esteso, con Il Tao della Fisica, il dibattitto sulle analogie tra meccanica quantistica, teoria della complessità e filosfie orientali: "La separazione operata da Cartesio e la concezione meccanicistica del mondo hanno quindi portato nello stesso tempo benefici e danni; si sono rivelate estremamente utili per lo sviluppo della fisica classica e della tecnologia, ma hanno avuto molte conseguenze nocive per la nostra civiltà. È affascinante osservare come la scienza del ventesimo secolo, nata dalla separazione introdotta da Cartesio e dalla concezione meccanicistica del mondo, e che anzi poté svilupparsi solo sulla base di una concezione del genere, superi oggi questa frammentazione e ritorni nuovamente all'idea di unità espressa nelle prime filosofie greche e orientali".
Da cui la "danza di shiva" delle trasformazioni delle particelle elementari, e la foto che apre il post della relativa statua presso il CERN.

Il viceré del poli introduce ricordando la vena "ingegneristica" di Leonardo, le connessioni tra scienza e tecnica e l'agire per trasformare il mondo, e Capra si fa subito apprezzare ricordando il profondo rispetto di Leonardo per la natura, l'interazione che non è mai violenza. L'attenzione dell'autore per le relazioni tra le cose più che per le cose si nota ovunque, ma la presentazione è sulla figura di Leonardo in quanto scienziato-osservatore-pittore, perciò gli accenni all'ecologia rimangono in secondo piano. Insomma sembrerebbe un libro fruibile soprattutto per chi è curioso di scoprire che Leonardo non era un genio solitario ma lavorava a stretto contatto con altri intellettuali. Ma le domande si concentrano tutte sugli aspetti politici della filosofia di Capra, alla ricerca di una disperata soluzione per uscire dall'empasse globalizzato in cui si trova la società occidentale, e Capra, non avendo ovviamente LA ricetta, se la cava sostenendo che a causa del complicato intreccio di relazioni sociali, si può e si deve agire contemporanemente, ognuno nel proprio ambito.

Imbeccato da un Enrico Moriconi presentatosi elegantemente come veterinario anziché come consigliere regionale, Capra ricorda che Leonardo fu vegetariano, e sottolinea l'eccezionalità della cosa con un "anche al giorno d'oggi, credo sia difficile essere vegetariani a Firenze".
E chiude la conferenza: "se facciamo la guerra con la natura, non la vinciamo... anche se forse Bush può pensare il contrario".

lunedì 17 settembre 2007

221B, Baker Street - Ep I

LA MINACCIA FANTASMA

Nel week end, il Buono e il Brutto (per quanto poco carino, così ho deciso di soprannominare i coinquilini, ché il Cattivo me lo tengo per me) rientrano dalle rispettive famiglie. Tornando da lavoro passo a fare la spesa, e siccome la sera prima non ho avuto modo di rovistare la casa da cima a fondo, chiedo ad entrambi i suddetti B&B come stiamo messi a consumabili da dispensa (leggasi tra l'altro olio e farina, esplicitamente chiamati in causa). Essendo il bagno in condizioni pietose persino per il sottoscritto, indago anche la situazione detersivi e simili. Vengo rassicurato in toto, prendo una melanzana e due pomodori per una pasta alla Norma e del pollo da scaloppine, veleggio sereno verso Baker Street.
Di seguito le molte cose e costruttive imparate nel week end:
1) la dizione "tagliare a cubetti le verdure" implica dadini stile pancetta, non stile cubo di rubik, altrimenti nel tempo in cui il pomodoro si carbonizza la melanzana manco si scalfisce;
2) quando ti dicono che a casa c'è una bottiglia d'olio, questo non implica che sia rimasto dell'olio nella bottiglia;
3) se abitualmente viene usato detersivo per piatti per pulire il bagno, e la stessa spugna per lavandino, vasca e sanitari, è d'uopo recuperare quanto prima della conegrina (pardon, candeggina) e una spugna nuova; (il Brutto comunque compensa con una straordinaria attitudine a pulire la cucina)
4) né il supermercato uno, né il supermercato due, né il ferramenta, né il negozio di elettrodomestici vendono cavi di alimentazione per portatili; e se li ha finiti persino mediaworld, in caso si voglia ascoltare musica mentre si fanno le pulizie, conviene chiamare i colleghi sfigati che lavorano anche di sabato mattina e farsene lanciare uno dalla finestra;
ma soprattutto...
5) il Buono si alza abitualmente alle sette e mezza al suono della radio a tutto volume. Se nel week end emigra, portandosi opportunamente al di fuori del raggio d'azione di un pugno, e si vuole recupare al sabato mattina l'ora tarda del venerdì sera... meglio controllare che il caro (e futuro estinto) coinquilino abbia spento la sveglia.

giovedì 13 settembre 2007

221B, Baker Street

PROLOGO - Un appartamento da scapoli

Let's start! Per ora il trasferimento è appena iniziato, sicché il resto di settembre mi vedrà, quando non disperso in varie parti del mondo, impegnato nel trasporto bagagli a rate, nell'acquisto dei beni di prima necessità (come addobbare le pareti) e di seconda necessità (letto, materasso, & c).
Però voglio oggi inaugurare la rubrica 221B, Baker Street: cronache da un appartamento da scapoli.
La prima notte vede all'attivo la cattura di due cimici (e successiva liberazione, ad opera di un coinquilino troppo tenero di cuore); l'assemblaggio di un PC per l'amica Acciuga; l'involontaria ironia del coinquilino-A (mi riservo di inventare soprannomi in corso d'opera), che -stupendosi genuinamente di fronte al dottor House- si chiede ad alta voce: "ma si può davvero diventare farmaco-dipendenti?", per poi girarsi, vedere una confezione di pastiglie -non meglio identificate- dimenticate dal precedente inquilino, ed esclamare allegro: "Wow! queste sono davvero fantastiche!".

McCarthy sopravvive

Probabilmente già lo sapevate, ma visto che l'ho appena scoperto:
Un Ordine Esecutivo di Bush: Criminalizzare il Movimento contro la Guerra
L’Ordine Esecutivo, dal titolo “Bloccare le proprietà di quelle persone che minacciano gli sforzi di stabilizzazione in Iraq”, assegna al Presidente il potere di confiscare i beni di coloro che si oppongono alla guerra condotta dagli USA in Iraq.
In buona sostanza, secondo questo Ordine Esecutivo, opporsi alla guerra diventa un atto illegale. L’Ordine Esecutivo criminalizza il Movimento contro la Guerra. È stato premeditatamente deliberato per “bloccare le proprietà” dei cittadini e delle organizzazioni degli Stati Uniti attivamente impegnati nel movimento per la pace.

martedì 11 settembre 2007

11 settembre

un breve copia incolla da wiki.

Il golpe cileno dell'11 settembre 1973 fu un evento fondamentale della storia del Cile e della Guerra Fredda.
Nelle elezioni presidenziali cilene del 1970, in accordo con la costituzione, il Congresso approvò l’elezione di Salvador Allende a presidente. Diversi settori della società cilena continuavano ad opporsi alla sua presidenza, così come gli Stati Uniti, che esercitarono una pressione diplomatica ed economica sul governo. L'11 settembre 1973 le forze armate cilene rovesciarono Allende, che morì durante il colpo di Stato. Una junta guidata da Augusto Pinochet prese il potere.
Le violenze peggiori occorsero nei primi giorni successivi al colpo di stato, con il numero di militanti di sinistra uccisi o "scomparsi" che raggiunse presto le migliaia. Successivamente alla sconfitta di Pinochet nel plebiscito del 1989, si scoprì che circa 3.000 persone erano state uccise o fatte sparire dal regime, con diverse altre migliaia che furono imprigionate e/o torturate.
Viene universalmente accettato che la giunta bersagliò deliberatamente anche gli oppositori politici non violenti.

RUOLO STATUNITENSE NEL COLPO DI STATO DEL 1973
I contenuti di questo paragrafo sono desunti (o trovano conferma) dal testo del "Rapporto Hinchey" sulle attività della CIA in Cile, recentemente pubblicato dal Dipartimento di Stato americano e reperibile a questo indirizzo web.
Documenti declassificati durante l'amministrazione Clinton mostrano che il governo degli Stati Uniti e la CIA avevano cercato di rovesciare Allende nel 1970, immediatamente dopo la sua elezione. Non esistono prove che gli USA appoggiarono direttamente il colpo di Stato di Pinochet nel 1973, ma l'amministrazione Nixon fu indubbiamente contenta del suo esito; Nixon aveva parlato con disappunto del colpo fallito in precedenza nello stesso anno.
Esponenti del governo statunitense ordinarono misure che arrivavano fino a comprendere il supporto ad un potenziale colpo di Stato per impedire ad Allende di insediarsi alla presidenza, anche se ci sono opinioni contrastanti sul fatto se gli USA si ritirarono successivamente da tale posizione. Che gli USA pianificassero un potenziale colpo di Stato risulta evidente da una comunicazione segreta inviata da Thomas Karamessines, il Vice Direttore delle Operazioni della CIA, alla stazione della CIA di Santiago, datata 16 ottobre 1970, dopo le elezioni ma prima dell'insediamento di Allende. "È politica ferma e in atto che Allende venga rovesciato da un golpe ... è imperativo che queste operazioni vengano intraprese clandestinamente e in sicurezza, in modo tale che la mano americana e dell'USG [Governo degli Stati Uniti] rimanga ben nascosta" [Karamessines, 1970].
Una volta diventato chiaro che Allende aveva vinto con la maggioranza relativa dei voti nel 1970, la CIA propose due piani. Track I era pensato per persuadere il Congresso cileno […]. La CIA aveva anche previsto un secondo piano, Track II, nel caso il Track I fosse fallito. L'agenzia avrebbe cercato generali desiderosi di impedire ad Allende di assumere la presidenza, per fornirgli supporto per un golpe.


Nomadi – SALVADOR

Salvador era un uomo, vissuto da uomo
morto da uomo, con un fucile in mano.
Nelle caserme i generali, brindavano alla vittoria
con bicchieri colmi di sangue, di un popolo in catene.

Da un cielo grigio di piombo
piovevano lacrime di rame,
il Cile piangeva disperato
la sua libertà perduta.

Mille madri desolate, piangevano figli scomparsi
l'amore aveva occhi sbarrati di una ragazza bruna.
Anche le colombe erano diventate falchi,
gli alberi d'ulivo trasformati in croci.

Da un cielo grigio di piombo
piovevano lacrime di rame,
il Cile piangeva disperato
la sua libertà perduta.

Ma un popolo non può morire, non si uccidono idee
sopra una tomba senza nome, nasceva la coscienza.
Mentre l'alba dalle Ande rischiara i cieli,
cerca il suo nuovo nido una colomba bianca.

Da un cielo grigio di piombo
piovevano lacrime di rame,
il Cile piangeva disperato
la sua libertà perduta.

lunedì 10 settembre 2007

Pedante

Si, lo so, sono pedante.
Ma voi commentate le parti politiche, vi preeeeego! :-D

E per sembrare un po' meno grillofilo vaffanculista, ecco la citazione:


"È così che muore la libertà, sotto scroscianti applausi"

Padmé Amidala, Star Wars III, The Revenge of the Sith


Perché vi siete accorti che ho modificato il sito, ci sono le citazioni e il sondaggio, vero? e l'avete votato, vero?
Il prossimo sarà quanto sono pedante. L'esito è scontato. ;-)

V-entata d'ottimismo

In questo settembre piovoso (e nevoso), da depressione cronica ed epurazione di lavavetri, c'è una cosa che mi manca.
In questo settembre sospeso, di persone che vorresti sentire ma è meglio non provare a chiamare, e amici sparsi per il globo, mi manca -tra l'altro- il confronto politico con la comune-ty.

V-day. Grillo lascerà anche perplessi, epperò c'erano anche -sorvoliamo su Travaglio che non vi sta simpa- Don Ciotti, Maurizio Pallante, Gino Strada. Per dire.
Se 350.000 persone fanno la coda, sotto il sole cocente e fino a notte fonda, anziché guardare Italia-Francia, per firmare una proposta di legge popolare, io vedo, voglio vedere, una ventata d'ottimismo.
Perché significa che non è vero che la gente se ne infischia della politica. Significa che la gente ha ancora voglia di cambiare le cose, ha ancora voglia di spendere il proprio tempo per questo. Significa che la gente è stanca della partitocrazia, solo che non sa come reagire "insieme".

Nel merito.
Punto uno: limite di due mandati. Forse eccessivo, però di sicuro trovo schizofrenico che questo limite non ci sia per un senatore, per un premier, ma sia invece vincolante per il Sindaco di un paese di 500 anime. Il quale, o la quale, notoriamente non detiene le chiavi delle testate atomiche, ed abitualmente non dichiara guerra all'Afghanistan, nemmeno a Risiko. In compenso, in genere ha difficoltà a reclutare nuove leve che vogliano entrare in amministrazione e farsi il mazzo.
Punto due: ineleggibilità per i condannati in terzo grado. Va bene, sicuramente occorre una distinzione per tipologie di reato: non può certamente valere per reati "d'opinione" o "politici". Epperò, per reati di mafia e corruzione, che dite, non sarebbe il caso? 30 parlamentari giudicati con sentenza definitiva, vuol dire che la percentuale di criminali in Parlamento è superiore, che so, a quella tra i residenti di Scampia. Dovrebbe far riflettere.
Punto tre: una legge elettorale che permetta all'elettore di esprimere preferenze per i candidati. Questo mi pare incontestabile. Altrimenti, si delega completamente il potere alle segreterie di partito, di fatto il parlamento viene nominato da una decina di persone, e l'elettore non elegge nessuno, si limita ad avallare una decisione già presa.
Forse è veramente ora di rilanciare liste civiche. D'altra parte, l'ultimo sindaco Comunista di Torino, Novelli, l'aveva capito già da un pezzo.

La Busiarda ha scritto per una volta una cosa giusta, l'unica che esce sconfitta è la sinistra, perché dimostra di aver perso il contatto con "la piazza". Sabato è andato in scena un desiderio diffuso di Politica, che non trova sbocchi.
Perciò, Compagno Diliberto, mi sembra una dichiarazione vetero-idiota, dire che "l'antipolitica è sempre di destra". Anche perché mi costringe a dare ragione a Bersani -e se c'è una cosa che odio, è trovarmi d'accordo col tavvista Bersani. Al quale hanno chiesto se concordava sul ritenere Grillo un populista: "Quando si ha la febbre, è sciocco prendersela col termometro".

venerdì 7 settembre 2007

lunedì 3 settembre 2007

Lo sciaini - 3

ovvero FISICA FOR DUMMIES 1

E finalmente, sul podio dello scianistat, un quesito da vero scientista: cosa servono acceleratori. Di particelle, s'intende.
Bene, la curiosità dei fisici, per motivi che non staremo a spiegare (chiedo forse a voi di spiegarmi perché vi piace il cioccolato e non la vaniglia?), li spinge a voler guardare quali strane particelle esistono tra cielo e terra. E le particelle, un po' come le persone, più sono interessanti e più sono sfuggenti. Così, guardarle è un po' complicato.
Immaginiamo la materia come energia "condensata". Per vedere quello che ci interessa, dobbiamo mettere insieme abbastanza energia, dopodiché questa si trasforma in un mucchio di particelle, pressoché a caso (tra i tipi per cui c'è energia a sufficienza). Uno guarda cos'è venuto fuori e cerca di capirci qualcosa.
L'unico modo per mettere insieme abbastanza energia è accelerare tanto due particelle "semplici" e farle sbattere una contro l'altra, come illustra questo disegno del CERN, dove l'urto di una coppia di fragole libera un sacco di frutta.

C'è tuttavia chi, con meno poesia, ritiene che il metodo sia un po' grezzo; come se per capire come funziona un orologio, se ne facessero sbattere due, uno contro l'altro, e si guardassero le lancette e gli ingranaggi che schizzano in tutte le direzioni.
In genere, queste menti aride ;-P citano le parole di Gandalf quando vede che la veste di Saruman in realtà non è bianca ma composta da un turbinio di colori:
“Preferivo il bianco”.
“Bianco! Serve come base. Il tessuto bianco può essere tinto. La pagina bianca coperta di scrittura, e la luce bianca decomposta”.
“Nel qual caso non sarà più bianca. E Colui che rompe un oggetto per scoprire cos’è, ha abbandonato il sentiero della saggezza”.



Al secondo posto, nome cavallo di zorro (in più versioni, inclusa cavallo+zorro+nome). Ragazzi. Apparte che, chissenefrega. Ma un po' di fantasia e buonsenso, come volete che si chiamasse, lumachina? Imparate da come Guglielmo da Baskerville, nel Nome della Rosa, deduce il nome del cavallo dell'abate (nei commenti riporto tutto il passo, da un sito di pedagogia, che ne vale la pena):
"Va bene," dissi, "ma perché Brunello?"
"Che lo Spirito Santo ti dia più sale in zucca di quel che hai, figlio mio!" esclamò il maestro. "Quale altro nome gli avresti dato se persino il grande Buridano, che sta per diventare rettore a Parigi, dovendo parlare di un bel cavallo, non trovò nome più naturale?"

Fate l'esperimento, e scoprirete che nella realtà non è così facile: ché ad esempio, per il nome del cavallo di zorro esistono almeno due versioni, a seconda del film o della serie televisiva: fulmine e tornado. Scegliete quello che vi piace di più, e spero di avervi accontentati.


E infine, primo posto per la vasta categoria "pene d'amore". Per quanto, se cercate consigli da me, cascate male.
Il climax parte da un poco emotivo ma alienato una collega trasferita salutarla come, poi passa all'ormai classico gli interesso maè timido (repetita juvant: già che sei modesta nella certezza che gli interessi, che ne diresti di essere anche un po' più intraprendente e fare il primo passo?). Ringrazio della cortese informazione l'ho lasciata distanza, ma non saprei che dirti, amico: ne prendo atto; ha invece tutta la mia solidarietà il tragico non riesco piu' ad innamorarmi.
E, primo primissimo: rhettbutler. Che si dirà, che c'entra? Perché mi fa sorgere spontanea la domanda, ma come avrà pensato la StregaNocciola di affibbiarmi un soprannome simile? Ringrazio e vado avanti, ma da bravo zerbino, mi ci vedreste mai a dire "francamente me ne infischio"?! :-D

Lo sciaini - 2

Ed eccoci all'appuntamento mensile con lo sciaini, inaugurato da questa immagine che dimostra chiaramente che, in seguito ad errori sistemistici, anche un blog come il mio può raggiungere punteggio 49/50. Ma valutiamo piuttosto gli occasionali avventori:
Ultima posizione, banali ma ormai consolidate e gettonatissime, foto ragazze amputate, semplicemente donne amputate, e persino insieme sesso donne amputate. L'immagine che segue è un regalo tutto per voi!

Nono posto per la categoria "polizieschi", dall'inquietante trame di destra e di sinistra in valsusa, passando per camorra angelo conti, ai fastidiosi -ché cosa potranno mai c'entrare con il sottoscritto- roberto adami polizia e movimento questori 2007.
Ottavo, per aver coniato la categoria "interrogativi sessuali sgrammaticati", perché i negro ce l'hanno più lungo.
Settimo, per l'ambivalenza del termine, cesana esibizionismo (direi che si trattava più che altro di assurdità&divertimenti) e blog coppie esibizioniste (davvero?! dove, dove?).
Sesto, in prestito da luglio per inaugurare la categoria delle Domande all'Oracolo Gugoliano, esiste la caletta delle cicale? Amico Filosofo, poiché "esistere" ha un significato vago, potrebbe essere in senso geografico, in letteratura, come termine familiare, come fantasia, direi che per il solo fatto che ti poni la domanda, la risposta non può che essere "sì!". Quindi, vivi sereno.
Quinto, per rimanere sul genere, come si toglie la resina dei pini dalle macchine (mi sono documentato sul resto del magico mondo del web, la risposta più condivisa è "con olio di gomito").
Quarto, e ci avviciniamo finalmente alla parte alta della classifica, chi è nato a marzo si alzi. Che si immagina essere una roba da festa dei coscritti, tipo "riempia il suo bicchiere, lo riempia fino all'orlo, e -la sgrammaticatura par'esser d'obbligo- bevilo! bevilo! bevilo!, bevilo tutto d'un fià!"

Wake me up (when september ends)

Se tutti i week end fossero così, si potrebbe anche sopravvivere: in ordine cronologico, addio al celibato del futuro marito della Charlie's Angel Bionda, lavoretti sul tagliaerba e relativo riavvicinamento paterno, compleanno "postumo" del Capitano, grigliata con i colleghi, i rompicapo CAST BAROQUE e CAST NEWS.
Ma qui voglio ricordare solo la strana sensazione di venerdì, fino alle otto a lavoro soltanto per aspettare che arrivasse l'ora della cena, con l'ufficio che piano piano si svuota finché restiamo solo la Polly ed io (ma lei a lavorare, io a cazzeggiare), il cielo si oscura pian piano, si accendono le luci dei lampioni, e persino il bunker assume un fascino metropolitano niuiorchese, e lo stesso internet cazzeggio ha tutto un'altro sapore se fatto con qualcuno a fianco, con cui ti senti in compagnia anche se si sta in silenzio.

Ma siccome ho da essere malinconico per non smentirmi, non tutti i week end saranno così, quindi mi tornerà presto la nostalgia (per rubare gli eufemismi di una persona saggia), e poi al mattino alla radio è ricomparsa Platinette e alla seconda frase -fascisteggiante, ovviamente- già non la sopporto più.

Sicché, fatemi un favore: wake me up when september ends.